• Home
  • L'ultimo giorno
  • Il rito in Corsica

Il rito in Corsica

La morte in Corsica, ieri e oggi.

I tempi sono cambiati e i costumi di ieri sono sfumati.

En corse

Nei vecchi tempi, la gente credeva che i morti (codesti che sono già nelle loro tombe) procedevano alla sepoltura, di notte, di colei o colui che stava morendo. Durante questa cerimonia "i morti cantavano o piuttosto borbottavano il Libera me Domine e il De Profundis in un mormorio lugubre e spaventoso : era la squadra d’Arossa ". Oggi, in rari paesi, delle persone possono fare sogni premonitori sulla disparizione prossima di un parente, di un amico, di un vicino…

Su quest’isola della Corsica esistevano due tipi di riti funebri a seconda che la morte fosse stata naturale o violenta.
Nel primo caso, e allo scopo di accompagnare il futuro defunto in questa prova, si suonava a morto il che aveva una virtù prottetiva, il prete portava l’estrema unzione al moribondo.
Dopo il decesso, si rieccheggiava l’angelus dei morti (3 volte di seguito per un uomo, due per una donna, una per un bambino)
Si aprivano allora le finestre della casa del defunto per permettere alla sua anima di prendere il volo, poi si ricoprivano gli specchi affinché essa non ci si stampi.
Durante tre giorni, la casa rimaneva chiusa, i fuochi spenti. Si metteva il defunto sul tavolo laddove d’ordinario si prendevano i pasti.
Durante la veglia, che durava fino all’alba sotto il fievole bagliore delle lampade ad olio, dopo un pasto rituale (il confortu), i parenti del defunto improvvisavano canti funebri nei quali vantavano i preggi del morto, avvolte si raccontavano storie molto divertenti.
Due giornoi dopo si teneva il funerale, la bar aera disposta nella navata della chiesasu un catafalco, avvolte a più piani a seconda dell’importanza della persona.

Si ascoltavano allora le tradizionali polifonie, dopodiché gli uomini portavano la bara o al cimitero, o nella tomba di famiglia, vicino alla casa del defunto o sulle terre familiari. Fino alla fine del XVIII° secolo, i morti venivano sepolti nelle chiese.

Per quanto riguarda la morte violenta, durante la veglia, si sentivano canti funebri, i voceri, che potevano essere dei richiami alla vendetta. Laddove la vittima era stata uccisa, si erigeva un piccolo poggio sul quale il passante gettava un sasso. Questo finiva per formare cio’ che venive chiamato un mucchju (un tumulo).

Una singolarità insulare : se la defunta era una giovane ragazza, i canti funebri erano quelli previsti per una giovane sposa.

Oggi, il culto dei morti rimane profondamente ancorato nel cuore dei Corsi, ma tutto quanto circondava gli ultimi istanti è stato grandemente semplificato.
Quasi tutte le veglie sono state soppresse, i ricchi e i poveri sono sepolti con lo stesso rito : messa seguita da un’assolta cantata.
I Corsi, tradizionali nell’anima, rimangono fedeli ai loro defuntipregando per loro e celebrando messe in loro memoria.

""Quand'ellu si ne sà di più, hè tandu ch'ellu si more"
"Quando ne sappiamo di più (che si ha l’esperienza della vita), è in questo momento che si muore
"