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Un rito in congo

Trenodia di una sorella che piange suo fratello

" Dove si trova la voce da dedicare a un fratello che condivide lo stesso vostro albero ?
Ô gatto ! Tu che sai compiangerti, prestami un tuo miagolio davanti a questo vile fratello
Che si stende prima ancora di sua sorella maggiore.
Nell’ora in cui ogni donna conta solo su suo fratello,
Te fratello moi che desisti alla luce del sole, A chi vuoi che somiglio, se rimango..se rimango sola in questo vasto mondo ?
E se te ne vai nella tenera età, su chi dovro’ contare domani ?
Io che ho concepito l’avvenire sulle tue multiple promesse.
Ecco che ti arruoli prima del tempo pur sapendo che sei l’unico uomo.
Hai mai pensato al tuo successore mentre tua madre è in menopausa ?
Rivelaci almeno l’identità di colui che ti ha mangiato affinché la tua morte non rimanga impunita."

aQuesto trenodia (lamento funebre, cantato durante i funerali, in particolare all’epoca arcaica greca) illustra il rapporto che il popolo Tégué, sito al nord ovest del Congo Brazzaville, intratiene con la morte.

I tégué considerano la morte come l’agressione di un agente esterno, in particolare di uno stregone o di un marabù. E’ generalmente un membre delle famiglia. Ma capita anche che una persona estranea alla famiglia agisca con la complicità di un parente. Quest’agente esterno sacrifica il defunto per varie ragioni : longevità, caccia o pesca fruttuose, arricchimento, riuscita professionale… Il rito funebre si costruisce intorno a queste certezze.

Quando una persona muore, la famiglia incarica un messaggero per informare i membri della tribù nei villaggi attorno. Essi arrivano in genere a inizio serata. Si sente da lontano il canto funebre delle donne. Sono accolte da altre prefiche. Il gruppo di donne si ritrova nella stanza funeraria, intorno al defunto. Cantano dei treni in suo onore. Altre donne escono dalla stanza funeraria. Formano una colonna intorno alla moglie, la madre, la cugina o la sorella del defunto. Escono dal cortile e percorrono la via principale del villaggio. I loro treni ritmati accusano ; denunciano la viltà di coloro che hanno mangiato l’anima del defunto. Invitano quest’ultimo a vendicare la sua morte.

Dalla loro parte, gli uomini discutono dei dettagli attenenti ai funerali. Il corpo dev’essere sepolto in tre giorni. Un quaderno circola. Ognuno dà una somma di denaro in base a quanto puo’. Il denaro viene usato per comprare la bara e le lenzuola bianche nelle quali verrà avvolto il corpo del defunto.

Il bianco, per i tégué, rappresenta il colore della morte. Cosi che i giorni seguenti un sepellimento, alcuni passeggiatori notturni dicono aver osservato strani fenomeni, in particolare silouette drapeggiate di bianco che si aggirano intorno al cimitero. Si dice allora che le porte di lounga, il paese degli antenati sono loro chiuse.

Il giorno del funerale , il corpo viene preparato prima di essere messo nella bara. In segreto, un organo del corpo del defunto viene prelevato. Avvolte le sue mutande bastano. Servirà per nuocere a colui che ha mangiato l’anima del defunto.

La bara viene portata da quattro uomini. Un Obela, sorte di intercessore tra i morti e i vivi, prende la parola. Parla al defunto per annunciarli la sua partenza per la sua ultima dimora. In questa occasione chiede al defunto se desidera accompagnare i suoi portatori al domicilio di colui che l’ha mangiato prima di recarsi al cimitero. La folla segue la bara cantando. I portatori sono come posseduti dallo spirito del morto. Esso gli conduce su strade che ha scelto, avvolte correndo o rallentando il loro passo. Colui che viene indicato dal defunto come responsabile della sua morte subisce spesso il verdetto della folla.

All’arrivo al cimitero, il corpo viene posato di lato per permettere ai cari di piangere, ballare e parlare con lui per l’ultima volta.

Dopo il sepellimento, tutti tornano in silenzio al domicilio familiare dove ha luogo la veglia. Ci si lavano le mani per marcare il rientro dei vivi al villaggio. Nessuno andrà nella foresta in questi giorni. Dei gruppi si formano per scambiare, discutere.

Lasera si balla intorno a un grnade falo’. Il giorno seguente, coloro che sono venuti per assistere la famiglia tornano a dormire a casa loro. I giorni seguenti verranno a portare dei viveri. I cari del defunto continueranno a dormire per terra per un mese. E’ cosi’ che vivono il lutto. La vedova o il vedovo non deve lavarsi per tutta la durata del lutto. Se il defunto è una persona giovana, sarà la mamma che si priverà per un mese.

Il ritiro dal lutto è l’occasione di riunire tutta la tribù.

Claude-Alexis Ngolélé, marzo 2018