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Una breve storia dei riti funebri

Degli studi antropologici recenti hanno rivelato che la credenza in agenti sovvranaturali, gli spiriti degli antenati, i grandi dei, apparsa dai cacciatori-coglitori della preistoria tardiva ha permesso l'emergenza di riti fondatori delle società, la loro credenza e la loro stabilizzazione.
In effetti, troviamo sepolture vicino a siti di abitazione identificati. Possono essere uniche o multiple. Esse testimoniano delle preoccupazioni sociali e culturali, intenzionate a proteggere i morti dagli elementi naturali e dagli animali, senza dirci se l'uomo preistorico accordasse un significato profondo alla morte, alle relazioni tra morti e vienti, alla credenza in un al-di-là... non si puo' quindi ancora parlare di rito funebre nella preistoria. Le sepolture volontarie le più anziane datano di 100000anni fa. E’ nel Medio Oriente che troviamo le prime prove di un’ inumazione vera e propria, con elementi di cerimonia.

Nei costumi funebri egizi il corpo imbalsamato, mummificato, era interamente legato con delle bende, inumato in una tomba con oggetti e scritti religiosi per il suo viaggio nell'al-di-là e l'incontro con Anubis. Quest'ultimo era in carica della pesata del cuore del defunto rispetto alla piuma di Maat, simbolo di Verità e di Giustizia. La bilancia dava il verdetto per l'accesso alla vita eterna. Nell'antica Grecia, la credenza mitologica voleva che le anime dei morti fossero accompagnate verso il Dio sotterraneo dal Dio messaggero Hermes.

Le società tradizionali ulteriori hanno integrato la morte e delle condotte funebri più o meno complesse, religiose e non, per rendere omaggio al defunto : principalmente l'inumazione.
Essa si faceva con dignità, il corpo avvolto o non da un sudario, nel suolo direttamente o in una cossa. Il sudario, nella tradizione ebraica del primo secolo era un pezzo di lino ecru, senza colorazione, legato da tre piccole bende, una benda intorno ai piedi, una all'altezza delle mani, una al collo. Il viso era ricoperto dal sudario, il sudarium, una piccola stoffa usata per asciugare il sudore dal viso.
I luoghi scelti dipendevano dallo statuto sociale del defunto : nelle chiese in Francia fino al XVIII° secolo, in un cimitero, in una tomba familiare di una proprietà o in un edificio dedicato.

Altre culture, in Asia, praticavano l'esposizione delle spoglie umane agli avvoltoi per rispettare gli elementi naturali, ai loro occhi sacri. Altri ancora hanno istituito il rito della cremazione e della dispersione delle ceneri rese alla natura.
Gli Amerindiani dell'America del Nord esponevano i loro defunti agli elementi naturali per favoreggiare, ancora una volta, il ritorno alla natura.

Cito un articolo interessante che potrete ricercare: Jean pierre Albert.
I riti funebri. Approcci antroplogici. I quaderni della facoltà di teologia 1999, pp141-152〈halshs-00371703

"Questo breve studio è una sintesi pedagogica sulle interpretazioni antropologiche (e in seguito psicologiche) dei riti funebri. Certe pratiche (come i doppi funerali) sono messe in relazione con le rappresentazioni dei morti condivise da culture molto diverse."

Possa questo ritorno sulle paure dei nostri antenati farci fare pace con le nostre preoccupazioni riguardanti la morte, la morte dimenticata, la morte nascosta dalla nostra società moderna.

A conforto delle ricerche scientifiche attuali, possiamo imparare a non temere la morte, a amare la vita fino all'ultimo respiro, a rileggere Epicuro nella lettera a MENECEO, ma, attenzione, non mi addentro molto nel campo pluridisceplinare delle NBIC...le nanotecnologie,biotecnologie, informatica e scienze cognitive.

"Prendi per abitudine di pensare che la morte non è nulla per noi. Perche ogni bene e ogni male risiedono nella sensazione : orbene la morte è privazione di ogni sensibilità.
In conseguenza, la conoscenza di questa verità che la morte non è nulla per noi, ci rende capaci di gioire di questa vita mortale, non aggiungendovi la prospettiva di una durata infinita, ma togliendoci il desiderio dell'immortalità.
Perchè non c’è più nulla da temere nella vita, per chi ha veramente capito che fuori dalla vita non c'è nulla di temibile.
Pronunciamo quindi parole vane quando sosteniamo che la morte sia da temere non perchè sarà dolorosa quando sarà realizzata, ma perchè è doloroso aspettarla.
Sarebbe, in effetti, una vana paura senza oggetto quella che sarebbe prodotta dall'attesa di una cosa che, attuale e reale, non causa alcun disordine.
Cosi, quello che di tutti i mali ci fa più orrore, la morte, non è nulla per noi, perchè, finchè siamo, la morte non è, e che, quando la morte c'è, non ci siamo più.
Quindi la morte non c'entra nè coi vivi, nè coi morti, perchè non ha niente a che vedere coi primi, e che i secondi non sono più.
Ma la molitudine fugge la morte avvolte come il peggiore dei mali, avvolte come il termine delle cose della vita."
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