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Un sudario al XXI° SECOLO

LLettore, in questo momento la tua emotività è forse fragile, non sei pronto a leggere tutto…prendi il tuo tempo.

Nella nostra società occidentale la morte fa paura. Non vogliamo vedere.
In effetti, quando un decesso avviene, dopo l’annuncio è un periodo di dolore, di siderazione, di rispetto della famiglia, la preparazione del morto è fatta dal personale infermieristico, aiuto-infermiere o dai specialisti delle pompe funebri.
E’ quindi spesso un atto paramedico o di servizi specializzati dal quale i cari sono esclusi o si escludono loro stessi

Andiamo oltre e riflettiamo un istante su questa pratica ancestrale della vestizione dei morti, la quale finalità è forse più profonda di quanto sembra.
Con questo costume, siamo al cuore di un rito umano. Orbene, no abbiamo, finalmente, perso il valore di rituale…?
Questo modo originale di realizzare conscientemente un atto, di essere implicato personalmente in un gesto, strutturato per trasformare…qua…una vivissima emozione e fare accettare una straziante separazione.

Riusciamo forse meglio a sopportare i nostri lutti confidando i gesti di vestizione a gente del mestiere, senza parteciparvi in nessun momento, assistendoci solo con lo sguardo ?
Evitando cosi il nostro incontro con la morte, possiamo realizzare, vedere la realtà ? la sua tribolazione ? la sua gravità ? le sue conseguenze a noi ancora sconosciute ?
Per di pù, scegliere dei vestiti, andare avvolte a cercarli lontano dal luogo del decesso, fare vestire il morto è un atto che mette a dura prova che aggrava la tristezza dei cari non preparati.
Avvolte il defunto è senza famiglia né relazione e non c’è nulle per vestirlo dignitosamente.

Detto questo, è tanto triste, strano, quasi derisorio, di guardare un defunto vestito, con scarpe, sopra un lenzuolo…

In realtà, il lenzuolo era una volta chiamato sudario, linteolum o piccolo pezzo di tela di lino, e lo si cuciva per seppellire il morto, perché, anche prima del Medioevo e fino al Rinascimento, solo i personaggi noti erano sepolti coi loro vestiti più belli, in una bara o un sarcofago.

Non è quindi possibile ritrovare la simbolica di un vestito rituale, precisamente per ridare una dimensione emozionale, personale e intima, in questo momento troppo banalizzato e in un certo senso desacralizzato.
E indispensabile aiutare le famiglie e il personale in questi crudeli momenti dove la necessità del silenzio, del raccoglimento, di un ultimo sguardo non dovrebbe essere ostocolato da costrizioni materiali.

La motivazione essenziale è di abbellire la morte, di sdramattizzarla, di vedere le cose in faccia. Alla nostra epoca, questo sudario, pratico e specifico puo’ essere un modo verso l’accettazione della nostra propria morte o quella dell’alro, essendo impegnati nella scelta che facciamo di accettarla come ultima veste, aprendo un vero dialogo con la nostra cerchia, condividendo le nostre emozioni.

Perché rimanere su una riserva accettata per abitudine, per paura di parlarne, per paura di non sapere come affrontare mentre con la semplicità, la sincerità, la naturalezza, la gentilezza e l’ascolto attento troveranno naturalmente le parole giuste ?
Perché subire questo silenzio che è causa di molte frustrazioni ? Perché ?...

Forse perche le parole sono spaventose, fingiamo di credere nell’immortalità ?
Pensiamo con nonchalance che "abbiamo il tempo"…di vedere arrivare cio’ che un giorno arriverà !
E riamniamo silenziosi fino al momento in cui...è troppo tardi "un minuto per gingillarsi, una vita intera per pentirsi" ci ricordava il filosofo Vladimir Jankélévitch.
Eppure lo spirito moderno è pronto per la trasparenza, per l’oggettività : la morte concerne tutti.
Quindi, possiamo uscire da questa situazione paradossale con semplicità e sincerità. Allora, possiamo preparare un abito di passaggio, da noi, perché è cosi, accettarlo infine e favoreggiare la risoluzione di lutto.

Riprendiamo la nostra riflessione.

Bontà per gli altri…

Non è solo la veste ma un’idea per riempire i cuori e gli spiriti del nostro amore umano e fraterno. Questo nuovo gesto oppone la tenerezza e l’attenzione alla povertà affettiva, alla tecnicità e al silenzio schermo, che sono , lo dico ancora una volta, i rifugi dell’impossibilità di comunicare.

Possiamo in fin di vita, parlare del lenzuolo, dell’abito dell’ultimo giorno. Questo puo’ sembrare inquietante e disagevole ma è allontanarsi per aiutare a sopportarei dubbi e le paure.
Alo stesso tempo, l’estetica magnificherà il momento della separazione. La sobrietà raggiante del lenzuolo, uguale per tutti, consolerà gli ultimi sguardi.
Stiamo per avvolgerere l’essere caro nella tenerezza e la purezza del suo ultimo vestito.
Allora , questo gesto compiuto volontariamente sarà lo schizzo di un desiderio di accettazione. Onorare la Morte, renderla estetica…
Solo la Belezza puo’ farci guardare e vivere intensamente cio’ da cui vogliamo fuggire. Ecco tutto il mistero della Bellezza.

Gratitudine per noi…

Sul piano personale, abordare con calma il problema della propria morte non è segno di insensibilità ma piuttosto di rispetto di sè per l’altro.
Si tratta precisamente di rendere più sopportabile l’idea di morte. Con questa veste scelta da noi stessi, evitiamo un problema inutile alla nostra cerchia per lasciare ai nostri cari tutto il tempo necessario per vegliare e raccogliersi.

O forse, questo lenzuolo sarà un ultimo regalo, un ultimo omaggio che ci faremo spontaneamente ? Lasciamo l’amore curare questa ferita.

Nudi ,siamo nati, la nostre madri ci hanno vestiti di fascie bianche, nudi, vestiti di suda ri, lasceremo la vita, come tutti.

Superando i "non voglio sapere, non voglio vedere", scegliere una veste da morto piuttosto che un abito da vivo ci farà far pace col nostro detino umano, la nostra condizione di essere mortali.

Non dimentichiamoci che , una volta, si prevvedeva nell’armadio o il baule diella biancheria, un grande lenzuolo di liono piegato rispettosamente.
Ma al momento, Hermanubis (marchio registrato) non è fabbricato nè commercializzato, ciascuno può scegliere il suo rotolo di tessuto...

Per finire, une piccola spiegazione

Anubi, il dio egizio delle necropoli, imbalsamava e vestiva i morti. Hermes, il dio greco, ingenioso e premuroso per gli uomini, messaggero degli dei, accompagnava le anime verso Hades, il dio sotterraneo che teneva i morti negli "Inferni", il regno dei morti (non l’inferno)

Gli Anziani hanno unito questi due dei attenti ai defunti e hano crato la divinità composita Hermanubis.
Un giorno il lenzuolo Hermanubis fu creato, un lenzuolo per andarsene in Bellezza.

Brevetto di invenzione francese, 8 giugno 1998, N° 98/07324 Bollettino ufficiale della proprietà industriale INPI n°00/31 del 04.08.2000 (n° di pubblicazione 2 779 343) consegnato alla Sig Claude Paoli.

Dott.ssa Claude Paoli, pediatra.